Estate in Giappone vuol dire anche Obon! L’Obon (お盆), o Bon (盆), festival è una delle tradizioni giapponesi e si osserva per onorare i defunti. Nel 2019 infatti lo Obon si tiene tra il 13 e il 15 agosto. Vediamo in cosa consiste esattamente.

Cos’è l’Obon?

L’Obon è una festività buddhista che commemora gli antenati defunti, il cui spirito torna momentaneamente ‘in visita’ ai famigliari. Per guidare gli antenati i giapponesi appendono lanterne di carta (提灯 – chochin), fuori dalle abitazioni e nei templi. Perciò il festival è conosciuto anche con il nome di festival delle lanterne.

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La settimana dell’Obon, nonostante non sia considerata una festa nazionale, è un periodo di ferie per i giapponesi. In teoria i giorni liberi dovrebbero servire per pulire e sistemare le tombe degli antenati, fare offerte di cibo e riunirsi con la famiglia. Ne segue che questo è un periodo un po’ ‘nì’ per chiunque voglia muoversi in treno e in auto; i più giovani cominciano a sentire un po’ meno la ricorrenza e a sfruttare la settimana per una piccola vacanza.

Se viaggiate in questo periodo, potrete notare meno folla: infatti i giapponesi che vivono nelle grandi città, o comunque lontani dai loro famigliari, sfruttano questi giorni di pausa per godersi del tempo in famiglia nel paese natale.

Cosa si fa durante l’Obon?

La scansione giornaliera dell’Obon prevede attività specifiche in attesa degli spiriti dei defunti, durante il momentaneo transito e infine per aiutarli a ritornare nel luogo di riposo.

Prima di tutto, ci si appresta a ricevere gli spiriti dei defunti in visita. Le abitazioni vengono pulite a fondo e decorate con fiori, lanterne e mukaebi (迎え火), ossia fuochi di benvenuto ottenuti bruciando alcuni fili di paglia. Si fanno piccole offerte di cibi come riso, verdure, frutta e dolci, sia sugli altari domestici che al tempio. Il rituale del benvenuto prosegue portando le lanterne sulle tombe degli antenati, per aiutarli a ritrovare la strada di casa.

Una delle attività più conosciute è la danza Bon Odori. Sebbene lo stile vari da regione a regione, questa danza è sempre accompagnata da musica con tamburi taiko; i partecipanti ballano formando un cerchio intorno a uno yagura (櫓やぐら), dove suonano i musicisti, mentre gli spettatori pian piano si uniscono alla danza di benvenuto per gli spiriti.

La leggenda dice che…

I rituali principali includono momenti di preghiera per la propria famiglia e di condivisione del cibo. Secondo la leggenda alla base dell’Obon, Maha Maudgalyayana (Mokuren), discepolo di Buddha, ebbe una visione della madre defunta, sofferente nel regno degli spiriti affamati. Buddha gli consigliò di fare offerte di cibo per lo spirito della madre, in modo che potesse sfamarsi. Da qui viene l’usanza di offrire cibi agli spiriti degli antenati per aiutarli a sopportare la loro afflizione.

Per chi partecipa ai festival locali, potete trovare bancarelle con cibi tipicamente estivi come takoyaki, kakigori e dolci.

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Finale con spettacolo

Le lanterne ritornano in gioco alla fine dell’Obon, quando è ora di riaccompagnare gli spiriti nel loro luogo di riposo, lasciandole scivolare su un fiume o un lago. Questo è il rituale dello okuribon, particolarmente spettacolare a Kyoto durante il Gozan no Okuribi (五山送り火) o Daimonji (大文字), che si tiene l’ultimo giorno. Vengono accesi, secondo una certa tempistica, fuochi di diversa forma in diverse parti della città, la più famosa rappresentante il carattere dai (大 – grande). I fuochi verranno accesi a partire dalle 8 di sera a circa dieci minuti di distanza, per spegnersi mezz’ora dopo. Si crede che bere un bicchiere di sake o acqua in cui si riflettono i vari caratteri protegga dalle malattie.

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Featured Image: Fabian Reus

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