view of vienna from above

Vienna avrebbe dovuto essere la destinazione del viaggio di nozze, ma tanto chi si sposa? E allora ho fatto una sostituzione: Vienna per Huddersfield. Lui non poteva venire in UK e mia mamma aveva dovuto rinunciare. A che pro andare a ricevere una busta vuota da sola? La laurea me l’avevano spedita per posta mesi prima.

Organizzazione: mettiamoci d’accordo

Così, decidiamo di partire per Vienna, tra mille domande su orari, mezzi di trasporto, dove mangiare, cosa vedere, eccetera eccetera. Con mio padre, serissimo, che offre consulenza: portati una maglia pesante, che a Vienna ci sono le montagne, fa freddo…

Nonostante sia una viaggiatrice autonoma, avevo appena traslocato da Leeds. Non ne potevo più di programmare e far combaciare gli orari. E allora si va in agenzia di viaggio, online e fisica. Morale: Schönbrunn facoltativo, non puoi staccarti dal gruppo (o firmi la liberatoria e ti arrangi ad arrivarci da solo), prendere il treno è una – inserire parola con delle zeta. Io prendo il treno (notturno e diretto). Punto. E mi faccio una settimana intera. Punto. Arrivederci agenzie, benvenuto al mio pc.

fillgraderstiege vienna

Il mitico treno

Dopo cinque minuti in treno, mi sento la Brunella Gasperini diretta in Russia: un delirio di gente di ogni età che cerca di capire quale sia lo scompartimento sul biglietto, dove mettere le valigie, come fare per tenere tutto il gruppo nello stesso scompartimento, gente che aiuta la moglie, il marito o i figli a sistemarsi e quasi rischia di restare a bordo…

Il premio è la campagna lombarda che scivola via intanto che viene sera e ci sistemiamo per dormire. Praticamente nessuno in ‘conigliera’, tutti sui sedili – ancora niente in confronto all’epicità del viaggio di ritorno, ma ancora non lo sapevamo. NB: mi è andato molto bene il viaggio in treno e lo rifarei.

Fermi tutti alla frontiera – il treno viene diviso, chi va a Vienna, chi a Monaco, chi scende a fumare e non si vede più. Controllo passaporti, solo per chi aveva cambiato scompartimento come da sopra. Noi ripiombiamo nel sonno, cullati dal treno, che nel frattempo riparte.

Quando ci svegliamo è la campagna austriaca a salutarci, i paesini abbarbicati sul fianco della montagna, che ti sembrano sempre ‘tipici’, le case costruite e decorate in un certo modo, che ti sembreranno anche loro ‘tipiche’ e da fiaba. L’eccitazione: tra un’ora siamo a Vienna.

vienna street

Benvenuti a Vienna

E Vienna ci accoglie col sole e col vento e con la metro, fino al Duomo di Santo Stefano. Non c’è tempo per entrare, abbiamo le valigie e una fame blu. Girovaghiamo in centro, ma sembra veramente da idioti salire al Mc per il primo vero pasto viennese, quindi voliamo in pasticceria; non già per la Sacher, c’è tempo per la Sacher, ma per pasticciotti vari e cappuccino. 5 stelle per Vienna ed è solo mezz’ora che ci abbiamo messo piede.

L’hotel ci aspetta alle due, andiamo in perlustrazione. Ovviamente la memory card della fotocamera è strapiena e mi molla dopo pochissimo, e lo smartphone vorrebbe seguirla a ruota, ma decide di essere forte per me. Preferisce essere usato come navigatore che rischiare di perderci tutti in terra straniera. Verrà rincuorato vicino all’Albertina, all’info point del turismo, dove si riposa, intanto che noi spulciamo e infiliamo in saccoccia brochure varie in italiano, inglese e giapponese. Poi ci guardiamo e scoppiamo a ridere: almeno un paio sono identiche, ma nella foga di voler vedere, si sa, son cose che capitano.

Il modo migliore per vedere una città è camminare. Intanto che ci avviciniamo all’hotel, e alla mitica Ringstrasse, vedo almeno quaranta cose che potremmo fare, dal tour in carrozza (poi ripensato per i poveri cavalli), allo shopping, ai musei. Sisi e Klimt ovunque, una distesa, come le margherite in primavera. Ci fosse stata mia nonna, avrebbe razziato ogni oggetto con le riproduzioni dei ritratti dell’imperatrice – lei l’adora.

I giardini intorno alla Hofburg ci offrono una panchina e un filo d’ombra. Una delle mie attività preferite è non proprio il people-watching in sé, quanto l’osservare come si anima un posto, come cambiano colore e riflessi di luce in base all’ora, al tempo… Ovviamente passiamo un sacco di tempo seduti a guardare il via vai di turisti – perché, noi cosa siamo?

mariahilfer church vienna

A Mariahilf

Dopo due minuti in hotel – dove scopriamo che l’acqua di Vienna è squisita – e una meritata doccia, il mio itinerario è già stravolto: aggiungo, tolgo, sposto. E sarà così anche la sera dopo – è sempre così, ma è un caos organizzato, riesco sempre a fare quello che mi ero ripromessa.

Siamo a cavalcioni tra Neubau e Mariahilf. Quest’ultimo fu un centro del business viennese, oggi ospita diversi piccoli business e negozi, oltre a parte della comunità LGBT. Mi innamoro della zona: ho già trovato casa a Vienna, se dovessi trasferirmi, quest’area sarebbe nella top delle scelte. Il viale alberato, pochissimo traffico, gente rilassata, che ha le sue cose da fare, magari sta andando in qualche locale, o a fare la spesa. Noi andiamo con loro al supermercato, a prendere acqua, tè e frutta per sopravvivere al caldo. Intanto ci scappa una foto alla chiesa barocca di Mariahilf – le piacevoli scoperte lontane dai classici percorsi per turisti.

È ora della nanna, perché il giorno dopo esploriamo senza sosta. E noi ci vediamo al prossimo articolo.

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